domenica 15 novembre 2015

Astrologia & Assicurazioni


Astrologia e Assicurazioni. L'accostamento può sembrare strano lo so  ma in questo blog mi piacerebbe avvicinare un hobby all'esperienza professionale.

Come? L'esperimento che vorrei fare è il seguente.
..e se si assicurasse in base al segno zodiacale? Quale rischio non bisognerebbe mai coprire ad un Leone in base alle sue predisposizioni?

Non starò a dire che l'astrologia è una scienza, perché non lo è. Non è dimostrabile ed io stessa quando mi ci sono avvicinata oltre vent'anni fa pensavo fosse una bufala. Ma più l'ho studiata e più ho visto che ti dà degli strumenti di conoscenza di te stesso, del mondo, degli eventi. Come lo fa e perché lo fa dipende da un sapere trasmesso nei secoli fatto di studi e di riferimenti simbolici.
E non è affatto semplice.

 Grande zodiaco marmoreo, Chiesa di San Miniato al Monte (Firenze), 
il 22 giugno il sole illumina il segno del cancro
Prima di addentrarmi devo fare alcune premesse. La prima è che nell'azienda negli ultimi anni mi sono occupata principalmente di aspetti contabili e meno dei contenuti delle polizze per cui chiedo scusa se magari ci saranno delle imperfezioni.
La seconda è che per fare questo lavoro mi baserò principalmente sul segno di nascita. Cos'è il segno di nascita? E' il luogo in cui transitava il sole nel giorno in cui è nato il soggetto di analisi dell'astrologo. In questo caso il contraente di polizza (persona fisica o giuridica che sia tutti nasciamo in un certo giorno....).

Per fare un esempio se si è nati il 9 marzo il sole transita nel segno dei pesci (Scopri il tuo segno zodiacale).
Mi limiterò al sole/segno perché è il più conosciuto ma ci sono minimo altri 10 pianeti al momento della nascita che influenzano la nostra personalità e che potrebbero trovarsi in segni completamente diversi dal nostro segno zodiacale. Ognuno di questi pianeti influenza un aspetto del carattere. Per procedere per esempi la Luna influenza l'emotività dell'individuo; Marte l'aggressività.

Non vado oltre altrimenti ci perdiamo. Dico comunque che il segno di nascita è la base della personalità di un individuo. Come le fondamenta di un palazzo. Che poi può diventare piramide o grattacielo ma se le fondamenta sono di argilla quelle rimarranno sempre.

Abbiamo detto che l'astrologia è molto legata ai simboli quindi qui di seguito i segni zodiacali saranno divisi per elemento: FUOCO, TERRA, ARIA, ACQUA

                     
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Chiaramente si tratta di un'analisi divertente ma che può essere lo spunto per iniziare a conoscere l'astrologia.



ARIETE: è un guerriero. Amante dello sport e di tutto ciò che dà emozioni forti: rugby, parapendio, paracadutismo. Rischio non assicurabile INFORTUNI!

LEONE: orgoglioso, leale, egocentrico, vanesio ma pronto a farsi in quattro per gli amici. Di gran cuore ma proprio il cuore è l'organo per lui delicato. In caso di polizza malattia esclusioni: PATOLOGIE CARDIACHE! 

SAGITTARIO: il filosofo e viaggiatore dello zodiaco. Avventuriero e avventuroso, ama conoscere popoli e culture diverse senza porsi limiti. dormire una notte fuori in Amazzonia o nella Savana per lui è il massimo a cui si possa aspirare. No polizze VIAGGI.


TORO: ottimo cuoco, possessivo, legato ai beni materiali. Dai quali cerca sicurezza. Amante della buona tavola e della SUA casa. Mangia troppo, polizza malattia esclusioni DIABETE!

VERGINE: preciso, metodico, salutista. Proprio per questo estremamente longevo. No polizze vita con RENDITA!

CAPRICORNO: ambizioso, rigido, affidabile. In casi di polizza malattia.. troppo rigidi, si spezzano! escludere PATOLOGIE OSTEOARTICOLARI. 



GEMELLI: eclettico, di compagnia, intellettuale. Con la testa sulle nuvole.
 NO RC!

BILANCIA: indeciso, amante della giustizia e del bello. In caso di polizza sanitaria escludere ORTODONZIA! Spenderebbe milioni per avere il sorriso più bello dello zodiaco.

ACQUARIO: geniale, sempre un passo avanti, amante del fai da te in casa soprattutto nell'elettronica. No FENOMENI ELETTRICI!



CANCRO: dolce, amante della casa e della mamma! No polizza GLOBALE FABBRICATI. In caso di danni nessun perito potrà mai risarcirlo abbastanza!

SCORPIONE: misterioso, profondo, complesso. Nasconde la propria natura anche a se stesso. Vendicativo, fategli un torto e prima o poi il suo pungiglione colpirà.. Inutile la POLIZZA CREDITI, nessun debitore  oserebbe non pagarlo !

PESCI: romantico, sognatore ama il mare e le barche. ma è un pò distratto e va a cozzare con la barca del vicino. No polizza NATANTE!



Elisabetta Coppola

sabato 14 novembre 2015

Piccole sorprese in agenzia


La signora Anna arrivò davanti all’agenzia alle sette in punto, come faceva ogni martedì mattina ormai da quasi dieci anni. Armata di secchiello, spazzolone e una discreta quantità di detersivi, doveva provvedere alle pulizie degli uffici prima dell’apertura al pubblico. L’agenzia era collocata in una zona periferica di Torino, era una delle più antiche della Compagnia ed era diventata con il passare degli anni un punto di riferimento per gli abitanti della zona, che di lì passavano per una chiacchiera con il personale addetto al bancone o per un saluto all’agente. Questi era una persona stimata, molto eccentrica e proprio per questo con un discreto seguito di amici e conoscenti; sua era stata una delle prime Porsche 911 decappottabili arrivata a Torino nonostante la vicinanza dello stabilimento Fiat Mirafiori a poche centinaia di metri, e memorabili erano i viaggi che aveva intrapreso per visitare ogni angolo più sperduto del globo, da cui tornava con aneddoti e cimeli che conquistavano i frequentatori dell’agenzia. Tra un discorso e l’altro, accadeva sempre che ci si ricordava della imminente scadenza di una polizza o della mancata copertura di una casa, e le sottoscrizioni fioccavano regolarmente. 


La signora Anna girò la chiave della serratura ed entrò. Evitò di accendere la luce della prima stanza, per evitare di attirare occhi indiscreti: tanto conosceva a menadito ogni angolo dei locali. Passò nel retro evitando sedie e scrivanie e, mentre stava per raggiungere il bagno, sentì un rumore lieve, come un sibilo, che proveniva da una distanza di pochi metri da lei. “Stai a vedere che anche qui sono arrivati i topi!” pensò. Ma non era donna da farsi spaventare facilmente. Aggirò una poltrona, brandì con forza la scopa e si avvicinò all’interruttore con l’intenzione di sorprendere il roditore in modo da poterlo colpire facilmente. Quando si sentì pronta, inalò l’ultimo respiro, facendo attenzione a non emettere il minimo rumore, schiacciò il bottone e… mentre stava per calare la scopa si accorse di avere davanti a sé un serpente di due metri, avvinghiato su se stesso e con la lingua biforcuta protesa nel tentativo di spaventare l’intruso. 


La donna si fiondò fuori dall’edificio urlando di paura, facendo accorrere tutti i passanti che ebbero il loro bel daffare nel calmarla in attesa dell’arrivo del titolare, che quel giorno aveva avuto un contrattempo e non era riuscito ad arrivare in tempo, come tutte le mattine, per riporre Scipione nella sua teca. Scipione era un pitone grasso e mansueto, che l’agente aveva portato con sé da uno dei suoi viaggi esotici e che veniva conservato in una teca proprio al centro dell’agenzia: di notte, per fargli sgranchire le membra e anche un po’ come sistema antifurto, veniva liberato dal titolare stesso che provvedeva poi al recupero al mattino successivo, per la curiosità dei clienti e la gioia dei bambini del quartiere. 


Inutile dire che i vigili quel giorno non andarono tanto per il sottile e obbligarono l’agente a trovare per Scipione una sistemazione a lui più adatta. La signora Anna trovò la forza di tornare al lavoro solo dopo aver assistito di persona allo smantellamento della teca al centro del salone. Ma nel quartiere la notizia tenne banco per molti mesi, facendo diventare ancor più frequentato quel piccolo negozio con l’insegna blu all’ingresso.

Paolo Macina

venerdì 13 novembre 2015

Metropolitana 2.0

Oggi vorrei parlare di come si sono evolute le ferrovie fino a diventare la versione 2.0 della metropolitana o, come è stata definita, la “metropolitana d’Italia” e della mia esperienza da pendolare.
Senza andare troppo indietro a momenti di gucciniana memoria...



...o dal prototipo Pendolino da una decina di anni le ferrovie hanno cercato di colmare il gap che si era creato con gli altri paesi d’Europa ampliando la propria rete di Alta Velocità (in seguito AV) e collegando le principali città del Nord Italia con il Centro Sud.

Rete ferroviaria europea al 2105


L’AV non solo ha costituito una valida alternativa all’uso dell’aereo ma ha cambiato il concetto di pendolarismo. Fino ad oggi il pendolare tendenzialmente si muoveva nell’arco di 50 km, utilizzava treni regionali che, come è noto, sono sempre più trascurati rimbalzando le competenze tra gli enti locali e le ferrovie.


Ritardi o soppressione del treno, posti insufficienti nelle ore di punta, sicurezza e scarsa pulizia sono solo alcuni esempi dei problemi tuttora presenti. Come per magia ecco arrivare dal cilindro la metropolitana d’Italia.


Non è chiaro se l’opportunità sia stata più per le aziende o per i lavoratori sta di fatto che i collegamenti tra le metropoli come Torino-Milano, Bologna–Firenze, Roma-Napoli sono diventate fattibili quotidianamente.


Le aziende hanno potuto spostare con ancora più facilmente le attività verso le città principali con l’attenuante dell’aggregazione mentre i lavoratori possono valutare diversamente alcune opportunità che gli si presentano.
Per quel che mi riguarda, inizialmente il viaggio sul Frecciarossa


è stato una novità, la comodità, andare a 300 km/h,


 i servizi riservati ai viaggiatori in stazione e a bordo.


Sembrava un mondo dorato, poi con il passare del tempo, come per tutte le cose, al bello ci si abitua e incominciano ad emergere i vari aspetti negativi, problemi comuni a tutti i pendolari ma che io, neofita del pendolarismo non avevo mai provato.
Ritardi, soste in mezzo alla campagna senza spiegazione, ricerca forsennata del posto con passeggeri che bivaccano nei corridoi e così via.
Una domanda che mi sono posto è: c’è differenza tra un pendolare locale e un pendolare AV? Premesso che sono doppiamente privilegiato perché oltre a viaggiare con l’AV utilizzo anche la prima classe, devo ammettere che secondo me ci sono differenze. Nonostante in questi anni abbia fatto amicizia con alcuni compagni di treno e ogni giorni ci siano aneddoti che si potrebbero raccontare, a mio avviso non c’è un rapporto solidale che si crea nel pendolare locale. A volte mi è capitato di fare il pendolare con la montagna ed ho notato che i viaggiatori sono quasi una comunità, si conoscono tutti, si aspettano, fanno gruppo. Nella tratta Torino – Milano, di vista ci si conosce tutti, ma la mattina si legge il quotidiano, la sera spesso si lavora al computer o al telefono, i pendolari sono mescolati con i viaggiatori occasionali. Il momento in cui c’è stata più aggregazione, a tal punto da far nascere un movimento dei pendolari dell’AV, è stato a conseguenza di un sovraffollamento tale che in tutto il treno era impossibile sedersi, con liti tra i passeggeri ed il personale di bordo e anche rischi per la sicurezza. In quel periodo l’atmosfera era proprio simile a quella vissuta dal pendolare locale.
I ritardi purtroppo oramai sono entrati nel nostro DNA, i classici 15 minuti sono all’ordine del giorno mentre a volte raggiungono anche i 60 minuti.
Da pochi mesi hanno inaugurato il Frecciarossa 1000 Pietro Mennea


Ma sinceramente da tifoso italiano orgoglioso del mitico record del mondo sui 200 mt a Città del Messico


e dell’oro olimpico a Mosca 1980


A volte mi vergogno di certe situazioni


Per concludere vi racconto un paio di aneddoti che mi sono capitati.

Il campione


Un giorno viaggiavo nel famoso salottino di carrozza 3, mini scompartimento da 4 poltrone, ed a fianco a me si siede un campione del mondo di calcio, idolo di mio figlio che stava andando ad un raduno della Nazionale a Coverciano. Lui legge la Gazzetta dello Sport, io La Stampa. Da sportivo ho subito pensato di chiedergli un autografo, domande sulla partita di domenica, sul perché alcuni giocatori un anno sono fenomeni e l’anno dopo dei “brocchi”, l’importanza dell’allenatore visto che è il primo che paga le conseguenze di una stagione negativa ecc. poi mi sono messo nei suoi panni. Sono le 8 del mattino di lunedì, deve fare 4 ore di viaggio se il primo passeggero che incontra lo pressa di domande in quel modo incomincia bene la giornata! Che rottura questo tifoso….
Morale, ho continuato a leggere La Stampa e al momento di scendere mi sono semplicemente complimentato del gol segnato il giorno prima nel derby. Lui probabilmente è stato contento del mio comportamento, mio figlio a cena mi ha urlato dietro!!!!


 Distrazione


Un venerdì pomeriggio, impaziente di rientrare a casa sono a Milano Centrale al telefono con un collega. Per anticipare la calca, guardo il tabellone dei treni in arrivo per individuare il binario del treno in arrivo da Roma che sarebbe proseguito per Torino. Arrivato il treno raggiungo la carrozza, mi siedo e continuo a parlare al telefono. Dopo qualche minuto mi rendo conto che il treno è particolarmente vuoto e silenzioso, mi concentro sul monitor di servizio e vedo che il treno è un Roma – Milano!!!
Chiudo velocemente la telefonata, cerco il treno per Torino che naturalmente è partito. Incapace di capire come ho fatto a fare un errore simile, scopro che arrivano 2 treni da Roma alla stessa ora ma solo uno prosegue per Torino, ed io ho scelto quello sbagliato e sono arrivato a casa un’ora dopo.

Stefano Manera

Persone e personaggi

Me ne stavo tranquillamente sorseggiando un caffè a casa mia dopo un'intensa giornata di lavoro, persa nei miei pensieri. La piccola società presso cui ero impiegata mi stava andando stretta e quindi stavo meditando di cercare un'alternativa più interessante. Il trillo del telefono mi riportò bruscamente alla realtà. Una gentile persona dall'altro capo del filo mi proponeva la prospettiva di un impiego in una primaria società del settore terziario in Torino. L'incarico sembrava interessante, l'area di occupazione era proprio quella che intendevo io, ma... "Non potrei mai adattarmi a lavorare in banche o assicurazioni: sicuramente il lavoro sarà noiosissimo, l'ambiente vecchio e soffocante, e colleghi e capi non potranno che essere parrucconi ingessati nei loro ruoli come salami; sono troppo giovane per rinchiudermi lì ".



Ascoltai comunque per pura cortesia, presi nota dell'appuntamento e mi presentai alla data stabilita, decisa, se così fosse stato, a declinare l'offerta. Si trattava per l'appunto di un gruppo assicurativo torinese: per la serie "l'uomo propone e Iddio dispone", però, non solo accettai la proposta, anche se con riserva, ma in quella società vi rimasi. Lavoro lì ormai da più di trent'anni, ho avuto modo di incontrare persone simpatiche in un ambiente tutt'altro che datato, e senza avere avuto modo di annoiarmi: confesso dunque di non essermi pentita della scelta fatta.

Da gruppo Fiat a gruppo Generali: 
il mio lavoro in Toro assicurazioni-sede Torino
 
Sede Generali a Natale (To)
Imparai infatti che il volto delle aziende muta nel tempo, così come cambia con gli anni l'aspetto e la personalità degli esseri umani: la gente che in esse opera contribuisce quotidianamente a modificarle e rimodellarle.

Persone certamente, ma in qualche caso "personaggi", individui che lasciano un segno importante del loro passaggio nella galleria dei ritratti della vita, anche senza che siano autori di qualche cosa di particolare o straordinario; individui che non possono essere dimenticati da chi ha la ventura di incontrarli sulla propria strada.
Giovane e ancora inesperta del mondo del lavoro, ma piena di speranze e di buona volontà, ho avuto la fortuna di incrociare il mio percorso formativo con uno di questi che, ancora oggi, considero uno dei miei maestri nell'insegnare la difficile arte di conciliare autonomia e propositività con disciplina e subordinazione organizzativa.
Egli era, nonostante la giovane età, un solido punto di riferimento per tanti, e la direzione lo rispettava e lo considerava una delle sue risorse fondamentali per affidabilità e competenza.
In quegli anni la società aveva cambiato azionista e stava cavalcando le prime rivoluzioni informatiche nel settore assicurativo: lui giovane e capace leader, aveva svolto con successo il compito di supportare l'impresa in questa trasformazione profonda. Il merito gli venne riconosciuto e fu il più giovane funzionario in quei tempi ad essere nominato dirigente.

Con il passare degli anni, i nostri percorsi professionali si divisero, in quanto fu chiamato a ricoprire ruoli importanti in altre società del gruppo, prima in Torino e poi a Parigi.
Quando fu richiamato in sede, la società era mutata ancora una volta radicalmente. Si risentiva pesantemente dell'incertezza e preoccupazione per l'arrivo del nuovo millennio , e si guardava con timore l'avvento della nuova valuta europea 
Lo stile di conduzione dell'azienda era diventato sempre più attento all'efficienza, con un'ossessione nella ricerca del contenimento dei costi e massimizzazione della produttività che andava (e va -a mio avviso-) a scapito dei rapporti sociali, familiari e professionali.
Ai manager erano richieste doti di versatilità, dinamismo e una certa quale spregiudicatezza, che a fatica uomini come lui potevano far convivere con la propria personalità, finché lo stress causato dall'ostinazione nella ricerca della perfezione in un contesto alquanto caotico, raggiunse i livelli di guardia.
Fu così che una sera lo vidi uscire insolitamente presto dall'ufficio, con l'aria stanca e piuttosto preoccupata. La notizia, il giorno dopo, arrivò tra noi come una bomba: R. era venuto improvvisamente a mancare, perché un ictus se l'era portato via nella notte, a soli 49 anni.


Era l'11 maggio del 2001, e per tanti di noi, a cui mancò un solido punto di riferimento, fu un'anticipazione dell'11 settembre: una disgrazia dalla quale saremmo riemersi con la determinazione, ma senza scordare che una parte delle radici del nostro sviluppo si fonda sulla sua figura umana e professionale: per noi che continuiamo a ricordarlo, PERSONAGGIO, quindi, non solo PERSONA!

Mariangela Berteletti

L'altro Orville e le peripezie del Piper

Certo è che non è la prima volta che mi sposto con un aereo.
Ricordo un febbraio del 1970: davanti alla scuola Veronica Gambara sono arrivato per secondo. Mi ha preceduto Ferruccio Consolandi, con i suoi pantaloni corti e i calzini bianchi appena sotto al ginocchio. Da lì a poco avremmo sorvolato le alpi con un aereo a motore ad elica. Il mio primo viaggio in aereo!


Ricordo un settembre 1984: finalmente dopo giorni di prove di esercitazione militare con salite a piedi al Passo di Monte Croce di Comelico, il giorno della esercitazione NATO "Display Determination" salita in elicottero: con tanto di elisibarco e salto finale senza che il velivolo tocchi terra… wow!!!



1995. Torino, attività lavorativa, assicurazione. Una Agenzia Generale mi chiama per una trattativa di un importante cliente. L’offerta è allettante, la possibilità di sottoscrivere un rischio per le garanzie incendio da 90.000 euro di premio annuo. Per capirci: quasi 250 euro al giorno, e se non succede nulla sono soldi incamerati dalla Compagnia.
Bene, si può fare: ispezione del rischio ubicato ad Aleria, Corsica. Francia.
Bene, vediamo gli aerei. Uhmmm…
Bene, vediamo i traghetti. Uhmmm…
Ho degli amici nelle vicinanze a Biella, aeroclub, possiamo prendere un aereo privato” risolve l’Agente di Vercelli. Pronti, accompagnati anche dal Broker che segue la ditta. …………………

...........


Arriviamo sul piazzale il giorno della partenza. Maurizio, Stefano ed io. In attesa del nostro velivolo, ammiriamo un piccolo aereo sul piazzale. “Fantastico! Sarà degli anni ‘60”. Interni da Fiat 600 con maniglie di apertura manuali. Che dico aereo: un Piper. Non una birreria. Non il locale dove cantava Patty Pravo. Macché. Una azienda statunitense che produce aerei. Prosegue l’attesa, inizia anche l’interrogativo: “Chissà come sarà questo aereo privato?”. Interni in pelle, bar, aria condizionata, ci sarà la hostess? Qualche decina di minuti di attesa. Il piazzale vuoto. Il Piper a fianco. Ecco il pilota. Pilota-istruttore, il migliore. Si avvicina. Sì, è lui. Non il pilota, l’aereo. Ormai ci diamo del tu. In questi casi è assolutamente necessario essere complici, non avversari.



Il rumore del monomotore assomiglia a quello di un'auto quando viene ispezionata dal meccanico.

L'abitacolo non è insonorizzato, si sente tutto.
Pronti? via!

Ecco.
Indottrinarsi di miglior volo libero in caso di guasto motore;
Indottrinarsi dei sistemi radar GPS e il piano di volo;
Indottrinarsi che il monomotore è sicurissimo;
Indottrinarsi per l'altezza di volo a 3000 metri i consumi son diversi che a 6000...

E poi, sentire l'apparecchio spostarsi non solo in alto e basso, ma anche in laterale!!!

Insomma, arrivo in tre ore, con tanto di ... minzione finale. La cabina non prevede servizi accessori: quattro ore e non ci sono bagni!!!


Possiamo immaginare cosa possano aver provato Wilbur e Orville Wright nei loro voli pionieristici!!!



Tutto questo è riassunto in un solo, unico, grande e storico filmato!!!!! ("L'altro Orville"!)



Paolo Mingardi

mercoledì 11 novembre 2015

Cinema e miniature a Lione, un museo divertente per grandi e piccini

Da anni abituato ad associare Lione, in binomio con Torino, al progetto della linea ferroviaria ad alta velocità, ero proprio curioso di scoprire quali sorprese riserva. Così ho deciso con mia moglie Caterina di trascorrervi alcuni giorni di vacanza, la scorsa estate, sul finire di agosto.


Decisamente, le nostre aspettative non sono andate deluse. Lione si è rivelata una città elegante, dinamica, giovanile (può contare su ben tre università!), nella quale si alternano armonicamente palazzi antichi e moderni.

Proprio passeggiando nella "vieux Lyon", il quartiere più antico, ci siamo imbattuti in uno strana serie di vetrine, che ha attirato la nostra attenzione.


A prima vista, sembrerebbe più un negozio di giocattoli e costumi che un vero e proprio museo; soprattutto per noi torinesi, giustamente orgogliosi del "nostro" Museo del Cinema di Torino e della sua austera collocazione nel palazzo più noto della città, la Mole Antonelliana.


Un po' scettici (ma forti del fatto che il biglietto era incluso nel forfait di ingresso ai musei cittadini), siamo entrati.

La visita è stata davvero divertente!

Come suggerisce il suo nome, il museo è articolato in due sezioni separate. La prima sezione riguarda alcuni aspetti particolari del mondo del cinema, ovvero la realizzazione dei costumi (numerosi quelli esposti, utilizzati in pellicole popolarissime) e dei trucchi cinematografici.

Ma è la seconda sezione che ci ha affascinato.

Si tratta di una serie di sale, non troppo grandi, immerse nell'oscurità, nelle quali ci si può letteralmente "affacciare"su piccoli mondi in miniatura.



Alcune ambientazioni sono davvero sbalorditive.

Quanto tempo (e quanta pazienza) ci sarà voluta per realizzare la miniatura di una biblioteca, nella quale addirittura i dorsi dei volumi riportano i titoli!




E cosa dire di riproduzioni di ambienti "comuni", come un sottoscala, una cappella diroccata, una sala di museo o un negozio di alimentari; così realistiche che sembra letteralmente di poterci entrare, come novelli Gulliver.


Beh, certamente, sotto il profilo culturale non sarà come visitare il Louvre... Ma che bella sensazione potersi divertire come bambini, senza nulla da capire, ma solo da ammirare per tanta semplice, meticolosa passione.

Se passate per Lione, vi consiglio di dare un'occhiata!

Paolo Ubertazzi

venerdì 30 ottobre 2015

Niente al mondo può sostituire la tenacia: la storia di Ray Kroc


"Niente al mondo può sostituire la tenacia. Non il talento: non c’è niente di più comune dei falliti dotati di talento. Non la genialità: il genio non riconosciuto è quasi proverbiale. Non l’istruzione: il mondo è pieno di derelitti istruiti. Solo la tenacia e la determinazione sono onnipotenti”.

Si tratta di una affermazione del fondatore di Mc Donald, Ray Kroc, che tengo ben visibile sulla mia scrivania. Ho provato più volte a mettere in discussione questa impostazione di vita, ma ne sono uscito sempre con maggiore convinzione. 
È una affermazione che mi è servita più volte, specialmente quando, soprattutto in ambiente lavorativo, ero prossimo a mollare. Invece ho scoperto che stringere i denti e migliorarsi anche in presenza di una situazione avversa, è stata la scelta migliore. 
È chiaro che non basta proseguire a testa bassa, insensibile agli ostacoli, ma bisogna sapersi migliorare, facendo tesoro delle esperienze. 
La parola d’ordine quindi, insieme alla tenacia, è il miglioramento. 

Ray Kroc

Eppure non mi pare di assomigliare troppo a Ray Kroc. 

Lui ha avuto una vita intensa e variegata, piena di colpi di scena, fatta di mille esperienze, che lo ha portato a fondare uno dei simboli del modo di vivere americano, tuttora florido e discusso. 

Figlio di emigranti boemi, è nato vicino a Chicago all'inizio del 900. Grande talento del pianoforte, ma anche un gran sognatore (in famiglia era Danny Dreamer, un personaggio dei fumetti). 
Comincia a vendere limonate a scuola e poi fonda un negozio di dischi, che dura poco. 
Scopre di avere anche un talento come venditore, che sfrutta poco, dato che scoppia la grande guerra e lui chiede di partecipare, inutilmente dato che è troppo giovane. 
Di seguito comincia a fare una miriade di lavori (suona, lavora in una radio, vende di tutto, dalle case ai bicchieri di carta). Nel ’22 si sposa, ma si risposerà altre 2 volte. 
Fino a un primo colpo: nel 38’ incontra un certo Prince che ha inventato un particolare tipo di frullatore a cinque lame che lui vende per tutta l’America, fino all'età di 52 anni. Guadagna un discreto gruzzolo che gli consentirebbe di ritirarsi, ma, con quel carattere, pensava che il meglio doveva ancora venire.


Nel ’54 si trova in un ristorante californiano gestito dai 2 fratelli Mc Donald, a cui aveva venduto 5 frullatori, che loro usavano i serie per produrre bevande (milkshake) a ripetizione, servendole in bicchieri di carta, che riduceva di molto i  costi e i tempi di pulizia. In pratica, con questa catena di montaggio, riusciva a servire un cliente in 60 secondi e il prodotto costava pochissimo. 

Si accende la lampadina! Era il primo fast food della storia.

Chiede ai fratelli Mc Donald di cedergli i diritti del nome, in cambio di una percentuale sulle future istallazioni e con questo tipo di organizzazione, comincia ad aprire locali agli incroci delle strade (posizione strategica), ottimizzando, nel tempo, i prodotti (hamburger, patatine, ecc.) e i modi di prepararli e offrirli. 


Nel ’65, dopo aver rilevato anni prima la quota dei Mc Donald (2,7 mil. di allora…) , parte la quotazione in borsa: è un boom. 
Comincia anche l’espansione in tutto il mondo, fino all'attuale forma, e si cominciano a vedere anche le contraddizioni di questo modello che, soprattutto in Europa, attira critiche e odi, ma che resta economicamente eccezionale. 

E inoltre rimane sempre uno dei simboli più importanti del modo di vivere americano. 


Quanto può avere inciso la fortuna? E’ possibile nel nostro mondo, ripetere una simile vicenda? 

Penso che in tutti noi ci sia la possibilità di visione e la voglia di innovare. E anche la volontà di mettersi in gioco. 
Ma è difficile che il tutto si realizzi senza una volontà e una perseveranza di ferro e, probabilmente, una sorte favorevole (ma non so dire in che percentuale). 

E’ però fondamentale continuare a mantenere la voglia di crederci e di migliorarsi.


Carlo Cavriani